Parlando di team, progetti e pair programming

Nelle mie ultime esperienze mi sono trovato a lavorare in teams che dovevano gestire più progetti contemporaneamente ed ho potuto constatare come un team sia in grado di lavorare come singoli all’interno della stessa stanza o come vero team che collabora, si aiuta e consegna maggior valore al cliente.

Tutto sta nel come si gestiscono i progetti.

Quando la gestione prevede l’assegnazione di nomi ad un progetto si instilla la “paura” o la “competizione” negli sviluppatori, a seconda del contenuto tecnologico e/o di business  dello stesso. Ma di fondo si sà che passeranno diversi mesi senza poter vedere qualcosa di nuovo o più interessante.

Io sono fortemente convinto invece che la gestione deve essere fatta assegnando i progetti ad un team.

Vediamo cosa cambia applicando i due approcci.

Se assegnamo i nomi ad un progetto:

  • le persone non ruotano sui progetti per lunghi periodi, perchè il time-in è alto e deve essere ammortizzato su un periodo più lungo di tempo.
  • le coppie che si possono formare sono poche e quindi si lavora molto spesso con le stesse persone.
  • le coppie tendono a ruotare (all’interno del progetto) meno spesso, facendo lavorare per molti giorni di seguito la stessa coppia.
  • gli stand up meeting sono noiosi perchè quando si parla di progetti su cui non si è coinvolti è molto difficile rimanere attenti.

Se assegnamo i progetti ad un team:

  • le persone ruotano giornalmente sui progetti, facendo circolare velocemente idee, nuovi punti di vista, conoscenze.
  • le coppie che si possono formare sono tutte quelle possibili e quindi si lavorerà con persone diverse tutti i giorni
  • tutti partecipano attivamente e con attenzione allo stand up meeting rendendolo più efficace

Ovviamente per far funzionare bene il team e per evitare di creare confusione dal lato del cliente ogni UserStory dovrà essere “firmata” da uno sviluppatore che avrà la responsabilità di portarla a termine.
Questo comporta che tale sviluppatore non ruoterà su altre storie, ma una volta terminata potrà decidere se

  1. firmare una storia dello stesso progetto
  2. firmare una storia di un altro progetto
  3. non firmare alcuna storia in modo da poter cambiare progetto ogni giorno.

Come passare da un’organizzazione all’altra? per passi ovviamente.

All’inizio le persone che erano precedentemente assegnate al tal progetto saranno le uniche in grado di firmare le carte perchè saranno le sole che padroneggiano dominio e design e che permettono di continuare ad essere produttivi, così facendo otteniamo però che metà delle persone precedentemente assegnate al progetto saranno libere di lavorarne altri.

Il secondo passo è ruotare giornalmente le coppie in maniera da iniziare a far fluire le informazioni da una persona all’altra dando insieme il grosso vantaggio di avere un paio d’occhi nuovi e smaliziati sulle questioni correnti (es. P1:”ma perchè continuate a passare questa informazione che è già contenuta nel secondo parametro?”, P2:”oooops… hai ragione! Eliminiamolo!”)

Dopo qualche iterazione (qualche settimana) tutti i non-firmatari avranno preso confidenza con tutti i progetti in corso ed inizieranno a farsi avanti al momento della firma delle nuove storie andando a sostituire coloro che erano finora le sole possibili scelte, permettendogli, a loro volta, di ruotare sugli altri progetti e completare il processo di “osmosi”.

Questo permette di costruire un TEAM che non sia meramente un gruppo di singoli sviluppatori ognuno impegnato a coltivare il proprio orticello.

IL CLIENTE

Se non si ha il “customer on site”, ed in una configurazione multi-progetto è molto probabile, un area da gestire è il contatto con il cliente. Per farlo sentire a proprio agio all’inizio bisogna dare continuità alle persone con cui dialoga, dandogli il tempo di fidarsi dei “nuovi arrivati”.

Pian piano il cliente conoscerà tutti i componenti del team e il problema si andrà affievolendo. Qui la questione per me è ancora aperta nel senso che sto osservando le reazioni a questi cambiamenti da parte del customer.

IL NUMERO DI PROGETTI

Il numero di progetti che si possono seguire contemporaneamente dipende da come si decide di pianificare, il team ha una capacità determinata dal numero di coppie che si possono formare (team di 10 sviluppatori formano 5 coppie) quindi si può andare da un semplice “Un progetto -> una coppia” ad una gestione un pò più complessa fatta così:
data una velocità complessiva di 12 punti ad iterazione si allocano 6 punti al progetto A, 3 punti al progetto B, 3 punti al progetto C, in cui la ripartizione dei punti è decisa da come è stata venduta ai clienti.

A

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Pair experience

Da un pò di giorni sto facendo pair con Jacopo su bug (!!!), per farla breve, dopo aver fatto uno spike per validare una teoria/intuizione è iniziata una discussione sulla validità (dal punto di vista della testabilità) della stessa.

Dopo 10 minuti di discussione, in cui lui era il driver ed io lo provocavo con frasi del tipo “Si ma qui come lo testi? e qua?” Jacopo ha detto “Facciamo così, ci mettiamo qui fianco a fianco e ognuno implementa la propria soluzione (ndr. ovviamente in TDD) e poi vediamo qual’è la migliore”.

Detto fatto! Nel giro di 2 pomodori avevamo entrambi le soluzioni con tutte le barre verdi e pronti per integrare e, nel mentre, continuavamo comunque a darci una mano l’un l’altro quando avevamo degli intoppi, facendo pair prima sul mio codice poi sul suo.

Terminato “l’esercizio” abbiamo sottoposto i risultati , argomentandoli, al resto del team ed abbiamo lasciato a loro la scelta finale… o meglio ci abbiamo provato!
Si perchè le due soluzioni, pur essendo differenti, erano tutte e due molto valide, quella di Jacopo era forte nell’applicazione dell’OCP avendo utilizzato un nuovo decorator, la mia d’altro canto era molto forte sulla semplicità; questo ha portato quasi tutti i membri del team ad essere fortemente indecisi quindi alla fine abbiamo raccolto il feedback ed abbiamo preso noi la decisione.

Good job!

A

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Agile Day – Result day

Raccolgo l’invito di Tommaso a pubblicare successi ed insuccessi conseguiti dall’Agile Day (21 Novembre 2008 ) ad oggi.

Design emergente, non è mitologia, negli ultimi mesi siamo riusciti nell’impresa di trasformare una situazione in cui implementare una nuova storia costava molto, ai limiti di un’iterazione di 2 settimane, a quella attuale in cui per storie della stessa complessità servono pochi giorni (2 o meno), tutto questo è stato raggiunto tramite:

  • l’introduzione delle “Quick design session” come le chiama Matteo o “Iteration Planning” come me lo ha insegnato Paolo (Polce) e Gerri (Bascianelli), impagabili (ex)colleghi.
  • Il confronto, a momenti anche teso, con il team, sul design corrente e lo studio collettivo che ha permesso a tutti di uniformare conoscenze, terminologie.
  • Non cedere alla tentazione dei “Big refactoring” ma la ricerca continua del più piccolo passo possibile per poter committare.
  • l’applicazione dei principi di design (S.O.L.I.D.) più o meno conscia.
  • Con la regola del “Boy Scout” ovvero lascia il codice più pulito di quando ci sei entrato

Fertig ist Fertig l’articolo ce lo ha fatto leggere il nostro coach ed è stata una lezione dura da imparare.
La storia: fino a un paio di mesi fa, consideravamo (noi e il cliente) chiuse le carte quando le stesse venivano verificate sui server di Sviluppo (il processo prevede Sviluppo->Test->Pre-Produzione->Produzione), solo perchè non avevamo mai “osato” di chiedere di andare in TEST… figurati in PRE.
Il risultato è stato che, quando il progetto è stato ad un buon punto dello sviluppo, il cliente ha iniziato a verificare tutte le carte in TEST e.. magia…. son saltati fuori mille problemi e problemi che di fatto hanno riaperto molte delle carte fino ad allora consegnate Non contenti, al passaggio in PRE, è saltato fuori un problema di performance che abbiamo risolto con un cambio architetturale.
Alla fine ci è andata bene perchè il Design a quel punto era già “emerso” e quindi il cambio è stato assolto con un refactoring durato un paio di giorni (con molti commit intermedi ;) )
Le lezioni che ho, abbiamo imparato sono state:

  • una carta è finita solo quando è accettata in PRE.
  • che dobbiamo tenere costantemente aperto il dialogo con il team del cliente che conosce a menadito il loro sistema.

A

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